
Pur essendo uno dei lungometraggi meno apprezzati dalla critica internazionale, e di sicuro non uno dei maggiori incassi della Pixar, il primo “Cars” si era rivelato un motore fenomenale per il merchandising abbinato al progetto. E’ quindi possibile che sia stato questo il motivo principiale che ha spinto John Lasseter a tornare la regia (insieme stavolta a Brad Lewis) per realizzare il seguito. Una volta assistito alla proiezione, onestamente non si riesce a scorgere altra causa. Se già il primo episodio appariva stranamente piatto e retorico rispetto all’energia e alla freschezza con cui la Pixar solitamente costruisce le proprie storie, questo sequel riesce addirittura a peggiorare la situazione: prima di tutto appare perdente l’idea di mettere al centro della storia lo strambo personaggio di Cricchetto/Carl Attrezzi, sicuramente più adatto ad essere una figura comica secondaria che il protagonista dell’intera vicenda. Ma questo purtroppo non è il solo errore di una sceneggiatura clamorosamente piatta, prevedibile, che non propone situazioni originali né tanto meno guizzi di autentico divertimento.

Se il primo episodio visivamente proponeva allo spettatore lo spettacolo di fondali e setting realizzati con una cura per il dettaglio ammirevole, questo “Cars 2”, invece, anche a livello puramente visivo appare scontato, ripetitivo, incapace di sorprendere. Totalmente rivolto a un pubblico di età infantile – la Pixar invece da sempre ci aveva abituato a opere capaci di attraversare età, generi e gusti cinematografici – il film scorre monotono per due ore di durata che sono decisamente troppe, e alla fine risulta pesante. L’unica cosa che davvero arriva al cuore di “Cars 2” è l’omaggio sincero e asciutto al mito indelebile di Paul Newman, che aveva doppiato Doc Hudson nel primo capitolo.
Per saperne di più:
Guardate il trailer