
Difficile riuscire a trovare una qualche motivazione per cui questo "L'imbroglio nel lenzuolo” possa trovare il consenso del pubblico e soprattutto della critica. L'approssimazione con cui il progetto appare essere stato ideato e successivamente realizzato è abbastanza sconcertante: dalla stesura di una sceneggiatura tronfia di luoghi comuni alla regia inerme di Arau; dall'interpretazione assonnata di tutti i protagonisti alla fotografia spenta di un grande come Vittorio Storaro. Ognuna di queste componenti appare non soltanto bislacca, ma per di più scoordinata rispetto alle altre. Sembra quasi che ognuno degli interpreti e del cast tecnico abbia fatto un film per conto suo, senza seguire le indicazioni di un disegno preciso o quantomeno coerente. Il risultato finale non poteva che essere oggettivamente sconclusionato, privo di qualsiasi attrattiva, incorniciato in una cartolina fastidiosamente leziosa.

"L'imbroglio nel lenzuolo" è un lungometraggio francamente inquietante, che testimonia nel suo piccolo la mancanza di razionalità con cui nel nostro paese viene finanziato un cinema che non possiede nessuna velleità commerciale, che non riesce a proporre al pubblico la professionalità e la lucidità necessarie per porsi come efficace prodotto di consumo. Viene da chiedersi: cos'è il film di Arau? Cinema d'autore? Commedia di costume? La pochezza del risultato ottenuto rende non soltanto impossibile rispondere a questo quesito (e questo sarebbe il fattore meno importante), ma soprattutto rende lecito chiedersi il perché di una simile produzione.
La pellicola è distribuita nei cinema dalla 01 Distribution.
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Il nostro speciale sul Taormina Film Fest