Che piaccia o meno, nel bene e nel male, il nuovo – e forse ultimo – film di Steven Soderbergh ha un indubbio motivo per lasciare a bocca aperta, quantomeno il nostro pubblico: è un film televisivo. È grazie alla HBO, infatti, che è stato possibile realizzare Behind the Candelabra, dopo che più di una produzione aveva chiuso la porta in faccia al regista di Atlanta.
Ammesso che lo script presentato inizialmente fosse lo stesso messo poi in scena da due splendidi interpreti come Michael Douglas e Matt Damon, pare assurdo opporsi alla distribuzione di un film che di scandaloso ha ben poco e che, più che ampliare lo sguardo sulla scena gay a cavallo degli anni ’70 e ’80 o affrontare l’argomento AIDS nel suo primo drammatico diffondersi, sceglie di concentrarsi sulla relazione tra i due uomini.
Da Soderbergh ci si può sempre aspettare il meglio, ma forse non era necessario trasformare un biopic sulla storia di un istrione poco noto alle generazioni più recenti in qualcosa di più. Anche perché, a questa sorta di appiattimento romantico (si spera non conseguente a una autocensura di qualche tipo) corrisponde una messa in scena – sicuramente aiutata dal contesto e dall’eccentricità del personaggio – divertente e capace di rubare l’attenzione.
Liberace è una figura poco nota alle generazioni più recenti, ma è stato qualcosa di molto vicino a un simbolo, forse più incosciamente che il contrario. E per quanto il contesto citato resti sullo sfondo (con i titoli sulla morte di Rock Hudson o certe ‘discrezioni’ pubbliche), si offre comunque alla sensibilità del pubblico – anche se televisivo – che non potrà non apprezzare le performance di Douglas e di costumisti e scenografi agli ordini di Soderbergh, forse fin troppo pulito e ‘al servizio’ della produzione del solito.
Per saperne di più
Steven Soderbergh, con Liberace l'addio al cinema
Film.it al Festival di Cannes 2013, ogni giorno interviste e recensioni dalla Croisette


NOTIZIE
Behind the Candelabra: Free Liberace
HBO e il Festival di Cannes sembrano gli unici ad aver creduto nel biopic firmato Soderbergh. Non il suo film migliore, per quanto importante e rivelatorio.

21.05.2013 - Autore: Mattia Pasquini, da Cannes